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Altro che cani e gatti: negli Stati Uniti i nuovi “pet” sono gli invertebrati

Ragni saltatori, tarantole, coleotteri blu, blatte soffianti del Madagascar. No, non è la trama di un film horror, ma una tendenza sempre più diffusa negli Stati Uniti: scegliere invertebrati come animali da compagnia.

A raccontarlo è il Washington Post, ma a confermarlo sono soprattutto i social, dove alcuni di questi piccoli ospiti domestici sono diventati vere celebrità.
Emblematica è la storia di Flower, un ragno saltatore della famiglia dei Salticidae, che su Instagram supera i 350 mila follower. Foto, video e “stories” raccontano la sua quotidianità e contribuiscono a ribaltare l’immagine tradizionale – spesso negativa – degli aracnidi. Un successo che dimostra come, superata la paura, anche creature considerate inquietanti possano suscitare curiosità e perfino affetto.
Secondo Jessiah Hahs Brinkley, oggi presidente dell’Invertebrate Club of Southern California, il cambiamento passa proprio dall’educazione: «Nel mondo esistono oltre un milione di specie di invertebrati e molte di queste possono offrire una forma di compagnia, seppur diversa da quella di un cane o di un gatto». Diversa, appunto, perché – come ricorda il naturalista Nicola Bressi del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste – non si può parlare dello stesso tipo di legame emotivo che si crea con un vertebrato.
Eppure l’interesse cresce. Catene come Petco vendono tarantole, millepiedi e coleotteri, mentre online spopolano video dedicati a mantidi religiose, porcellini di terra e scarafaggi esotici. Alcune specie sono apprezzate per la facilità di gestione, altre per l’aspetto sorprendente o per il comportamento curioso.
A giocare contro gli invertebrati è soprattutto la paura, spesso alimentata da stereotipi culturali e cinematografici. Film come Aracnofobia hanno inciso profondamente sull’immaginario collettivo, nonostante i dati dicano altro: meno dell’1% delle specie di insetti è pericoloso per l’uomo e, negli Stati Uniti, non si registrano morti per morso di vedova nera da oltre quarant’anni.
C’è poi un dato che sorprende molti: viviamo già circondati dagli insetti. Una ricerca condotta su sette continenti ha dimostrato che nelle nostre case convivono in media circa 100 specie diverse di invertebrati. Una biodiversità invisibile, resistente persino alle disinfestazioni, che racconta quanto questi animali siano parte integrante dei nostri ecosistemi quotidiani.
Allevare un invertebrato, però, non è un gioco. Servono conoscenze specifiche, ambienti adeguati e soprattutto responsabilità. Bressi insiste su un punto fondamentale: «Mai prelevare animali dalla natura e mai reintrodurli nell’ambiente naturale». Il rischio è quello di creare squilibri ecologici e inquinamento genetico, come già avvenuto in diverse aree italiane con specie esotiche sfuggite agli allevamenti domestici.
Dal punto di vista educativo, riconoscere dignità agli invertebrati può essere un passo importante per contrastare il loro drammatico declino globale. Ma forse la soluzione più rispettosa resta un’altra: non portare la natura in casa, bensì rendere i nostri spazi – giardini, balconi, cortili – accoglienti, affinché insetti e altri piccoli animali possano scegliere liberamente di farci visita.

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