Una svolta attesa da anni da veterinari e famiglie con gatti: da gennaio è ufficialmente disponibile nelle farmacie italiane il farmaco antivirale contro la Peritonite infettiva felina (Fip), una delle patologie più gravi e spesso letali che colpiscono i felini.
Ad annunciarlo è stato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato durante un intervento alla Camera. Il principio attivo, il GS-441524, potrà ora essere ordinato dalle farmacie per la preparazione di medicinali magistrali, su prescrizione veterinaria tramite ricetta elettronica.
La Fip, conosciuta anche come “coronavirus dei gatti”, colpisce soprattutto in ambienti ad alta densità felina ed è stata a lungo una condanna quasi certa. Fino a pochi mesi fa, infatti, non esistevano terapie veterinarie autorizzate, e molti proprietari – nel disperato tentativo di salvare i propri animali – ricorrevano a canali non ufficiali o addirittura al mercato nero.
Il nuovo scenario nasce da un percorso graduale. In un primo momento era stato autorizzato, in deroga, l’uso del remdesivir, farmaco noto anche per l’impiego umano durante la pandemia da Covid-19, ma somministrabile solo per via endovenosa. Successivamente, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, il Ministero ha esteso la possibilità terapeutica anche al GS-441524, metabolita attivo del remdesivir, che presenta importanti vantaggi: può essere assunto per via orale ed è più semplice da gestire sia per i veterinari sia per le famiglie.
Nel frattempo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Veterinari ha avviato specifici percorsi formativi, mentre la Società italiana dei farmacisti preparatori sta definendo un protocollo operativo nazionale per garantire preparazioni sicure e standardizzate.
In Italia vivono circa 12 milioni di gatti, secondo i dati Assalco-Zoomark, e l’impatto di questa decisione potrebbe essere enorme. Tuttavia, accanto alla soddisfazione per il via libera al farmaco, si apre un tema più ampio: il costo delle cure veterinarie.
A sottolinearlo è Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, che giudica positivamente l’intervento del governo ma chiede una riforma complessiva del settore. Oggi, spiega, i prezzi dei farmaci veterinari rappresentano un peso sempre più difficile da sostenere: la spesa per le cure degli animali d’affezione è raddoppiata in meno di dieci anni, arrivando a 1,2 miliardi di euro nel 2024, con medicinali che possono costare fino a dieci volte più dell’equivalente umano a parità di principio attivo.
Il caso del farmaco anti-Fip diventa così emblematico di un problema strutturale che riguarda non solo i diritti degli animali, ma anche quello che viene definito il principio di “One Health”, la salute unica che lega uomini, animali e ambiente.
Un primo passo è stato fatto. Ora la sfida è rendere le cure veterinarie davvero accessibili, affinché salvare la vita di un animale non diventi un privilegio per pochi.

